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Ecologie di business: una rivoluzione per le aggregazioni aziendali

Data articolo: 5 Novembre, 2014
Data ultima modifica: 26 Gennaio, 2024
aggregazioni aziendali
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Ed eccoci quindi alla quarta e ultima puntata sulle collaborazioni, reti, aggregazioni aziendali prendendo sempre spunto della mia tesi di dottorato “Dalle strategie alle ecologie: un approccio a sostegno delle nuove aggregazioni tra imprese – Mar 13, 2013 Università di Milano”, l’embrione che ha portato prima ai Froggers, la prima rete d’impresa fra freelance in Italia e poi a People Branding. Nella prima avevamo parlato di Fiducia, nella seconda di Conoscenza, nella terza di Comunità di Pratica. Oggi è il turno delle ecologie di business.

Nel dinamico panorama aziendale di oggi, l’approccio alle aggregazioni aziendali sta subendo una metamorfosi significativa. Un’analisi approfondita sulle ecologie di business, basata su fonti autorevoli, delinea un paradigma fondamentale per la prosperità delle nuove aggregazioni aziendali. Scaviamo più a fondo in questa visione innovativa.

L'evolvere delle aggregazioni aziendali

La globalizzazione ha ridefinito la competizione aziendale, spingendo le imprese a generare valore attraverso significati sociali, culturali ed impatti ambientali. In questo contesto, l’Italia, con la sua rete di piccoli laboratori, ha creato realtà imprenditoriali distintive.

Tuttavia, la rarificazione delle conoscenze locali richiede un cambiamento culturale. Le imprese devono creare nuove aggregazioni aziendali, sfruttando un patrimonio unico di cultura imprenditoriale e design. Questo richiede una riconfigurazione che aumenti la consapevolezza del valore.

L’approccio tradizionale alle aggregazioni aziendali spesso si concentra sulle sinergie di bilancio e sull’espansione orizzontale. Tuttavia, il successo di un nuovo processo di aggregazione va oltre l’esecuzione contrattuale, generando esternalità positive e creando nuovi spazi produttivi e cognitivi. Come sottolineano Iansiti & Levien (2004) è importante

“Considerare l’aggregazione non come una somma ma come nuovo spazio produttivo e cognitivo in cui cooperare, condividere e co-creare.”

L’evoluzione del vantaggio competitivo verso asset intangibili sottolinea l’importanza di modelli aperti di business e condivisione della conoscenza. La teoria ecologica, basata sull’interazione e sulla riduzione delle proprietà esclusive, offre un approccio innovativo.

Ruolo centrale delle keystone e della leadership

La riflessione propone di esplorare il concetto di Keystone di Iansiti e Levien (2004) nell’ottica ecologica delle dinamiche relazionali e della leadership durante la creazione di nuove aggregazioni aziendali.

Fondamentale il concetto di Keystone: assimilati a specie ecologiche chiave, svolgono un ruolo cruciale nella struttura di un ecosistema d’affari mantenendo la struttura dell’ecosistema e garantendone la diversità e la sostenibilità. Analogamente alle Keystone biologiche, influenzano significativamente la rete aziendale e determinano le dinamiche di altre aziende coinvolte. Ogni membro dell’ecosistema condivide il destino della rete nel suo complesso, indipendentemente dalla forza individuale. La leadership diventa cruciale, richiedendo un approccio ecologico che superi la mera gestione gerarchica.

“Le Keystone – a differenza dei dominatori – non occupano un gran numero di nodi nella rete dell’ecosistema.” (Paine, 1995)

Iansiti e Levien definiscono due tipi di dominatori: i dominatori fisici, che cercano di possedere e gestire gran parte della rete, e i dominatori di valore, che aspirano a trarre vantaggio dalla creazione altrui. Le Keystone, al contrario, sono in minoranza ma mirano a migliorare l’ecosistema nel suo insieme.

La strategia efficace di una Keystone implica la creazione di valore nell’ecosistema attraverso piattaforme o beni e la condivisione di gran parte di questo valore con gli altri membri. Questo approccio contrasta con i dominatori fisici che monopolizzano la creazione di valore o con i dominatori di valore che prelevano più valore di quanto restituiscano.

Il ruolo delle Keystone nelle nuove aggregazioni ecologiche sottolinea la necessità di bilanciare la creazione e la condivisione del valore all’interno dell’ecosistema, promuovendo una crescita sostenibile e un’economia basata sulla collaborazione. D’altronde se pensiamo ad una ecologia biologica, se una pianta toglie il sole o le risorse vitali ad un’altra quest’ultima finirà probabilmente per non avere futuro.

Sforzo cognitivo, creatività e elasticità mentale

Secondo Rullani (2012), il successo delle nuove aggregazioni aziendali di tipo ecologico è legato non solo alla competenza manageriale ma anche a fattori di “elasticità” mentale. Gli individui, con la loro storia e unicità, giocano un ruolo determinante nel guidare il cambiamento imprenditoriale e sociale. La leadership diffusa e una cultura umanistica sono essenziali per navigare la complessità e immaginare il futuro.

Un’analisi approfondita dei concetti di sforzo cognitivo e creatività emerge come elemento cruciale. Nella dinamica di elaborazione delle rappresentazioni della realtà attraverso processi cognitivi di diversa intensità, si evidenzia la centralità di un “pensatore flessibile”. Questa figura è in grado di operare sia in modo automatico che consapevole, diventando un contributo fondamentale per il successo delle nuove aggregazioni aziendali. La riflessione sottolinea come l’elasticità mentale sia un catalizzatore imprescindibile, fornendo la capacità di adattarsi a nuovi modelli di business e gestire in modo efficace i processi aggregativi.

“Il successo di una nuova aggregazione è connesso non solo alla capacità e alla mentalità manageriale ma anche a fattori di ‘elasticità’ mentale.” (Kahneman, 2011)

Un altro fattore fondamentale riguarda le comunità di pratica come locus generativo di nuove ecologie del valore. I field-configuring events, come conferenze o competizioni, possono stimolare l’emergere di nuovi contesti istituzionali, definendo regole e confini per le imprese. Questi eventi devono aumentare le interazioni, favorire la percezione di questioni comuni e trasformare il capitale disponibile nel campo.

Dal concorrente all'alleato: una rivoluzione necessaria

In un contesto dominato da piccole e medie imprese fortemente orientate ai fattori produttivi, l’individualismo emerge come ostacolo principale per scelte strategiche e modelli di business basati sulla condivisione e la co-creazione. L’individualismo conduce al nanismo delle imprese, accentuando la prevalenza delle micro-imprese familiari, spesso ostacolando l’adozione di tecnologie innovative.

Affrontare la crescente concorrenza richiede una prospettiva oltre la competizione e una crescita dimensionale. La formazione di aggregazioni aziendali rappresenta il mezzo per raggiungere questa crescita, mantenendo l’autonomia e rispettando i valori imprenditoriali italiani. Cambiare il modo di supportare tali processi aggregativi è cruciale, richiedendo una visione a lungo termine, focalizzata sulla costruzione di fiducia e reputazione.

L’aggregazione implica uno sforzo continuo, basato sul capitale umano, sociale e fiduciario, creando locus generativi di nuove ecologie del valore. È fondamentale comprendere che un’aggregazione non ha padroni, richiede una gestione complessa e sfida le dinamiche gerarchiche tradizionali. Una mentalità imprenditoriale e manageriale orientata al cambiamento è essenziale per sfruttare l’intelligenza fluida dei partecipanti.

La sfida delle micro-imprese italiane e il ruolo delle istituzioni

Le sfide si estendono alla capacità delle imprese di prioritizzare il bene comune, considerando l’aggregazione come un nuovo soggetto da curare attentamente. La velocità e flessibilità richieste possono essere affrontate osservando modelli di ecosistemi “trapiantati” nel contesto italiano, come incubatori o acceleratori d’impresa, che offrono un approccio innovativo.

La crescita dimensionale diventa l’obiettivo imprescindibile per competere su scala globale. Questo richiede un cambiamento nell’approccio alle aggregazioni, spingendo le imprese a vedere l’aggregazione come un nuovo modello di business, al di là di considerazioni puramente statistiche.

“L’obiettivo ineludibile è la crescita dimensionale: la piccola dimensione rappresenta spesso un limite per prodotti e servizi competitivi.” (Di Maggio & Powell, 1983)

Inutile dire che il ruolo delle Istituzioni, con lo Stato che crea spazi legislativi favorevoli e l’Università che supporta concretamente le imprese nello sviluppo di nuovi modelli, è cruciale per affrontare questa sfida.

In conclusione, l’approccio alle ecologie di business emerge come un driver fondamentale per le nuove aggregazioni aziendali. L’innovazione e la co-creazione diventano gli elementi essenziali per un nuovo modello di business, ridefinendo il modo in cui le imprese collaborano e competono nella sfida aziendale del XXI secolo.

“Un’aggregazione non ha padroni né capi. È molto più difficile da gestire di un semplice rapporto gerarchico.”

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