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Game design: le 5 fasi per la costruzione di un gioco

Game design: la costruzione di un gioco

Continuano gli Spritz-up, gli appuntamenti di contaminazione con i colleghi (e non solo), all’insegna della leggerezza, delle relazioni, dello scambio di idee e della tradizione veneta tra alcol e cicchetti. Oggi ho brindato con Elisa Boaretto che mi ha raccontato le evoluzioni dopo la sua tesi sulla gamification e con la quale abbiamo discusso di game design e delle 5 fasi essenziali per la costruzione di un gioco. Vi lascio al suo racconto:

Il misunderstanding sulla gamification

Quando si parla di Gamification c’è sempre una sorta di misunderstanding. Le persone, se sanno di cosa si tratta, pensano che sia essenziale che un progetto di gamification debba per forza includere una piattaforma digitale. Ma non è così!

Similmente a quanto sta accadendo con i videogiochi: la maggior parte dei/delle ragazzin* trova più divertente passare un’ora alla Playstation o usare qualche app nello smartphone, rispetto ad andare fuori a fare i classici giochi come nascondino, palla avvelenata, acchiapparella e via discorrendo. Ciò che rimane invariato è l’azione del giocare: si può giocare muovendosi, saltando e correndo, o giocare trascinando il dito su un display o premendo i tasti di un joystick.

 

È innegabile che a livello di coinvolgimento fisico, i giochi non mediati dalla tecnologia siano più stimolanti e inclusivi. Si continua a privilegiare sensi come la vista e l’udito, dimenticandosi dell’importanza del tatto: toccare con mano, muoversi, ma anche dell’olfatto.

Giocare una partita di calcio in prima persona regala delle emozioni completamente diverse e molto più forti, rispetto a fare una partita a Fifa seduti sul divano contro la CPU o un avversario connesso dall’altra parte del mondo.

L’evoluzione del mondo dei giochi

Ogni gioco è un mondo composto da cinque fasi che vanno considerate nel game design: immaginazione, creazione, apertura, esplorazione e chiusura.

1. game design: Immaginazione
 

Prima dell’inizio della creazione vera e propria di un gioco è necessario immaginarsi un mondo possibile: uno spazio temporaneo nel quale i giocatori possono esplorare ogni angolo.
Per progettare un gioco bisogna avere ben chiaro in mente l’obiettivo finale:
cosa si vuole realizzare durante il gioco? Che aspetto ha la vittoria? Qual è il takeaway che ciascun giocatore deve “portarsi a casa”?
Questo è l’outcome del gioco, il risultato, il target state. Se un obiettivo è tangibile dà alle persone qualcosa di significativo, un senso di realizzazione.

2. game design: Creazione

Un mondo si costruisce stabilendo dei confini, delle regole e degli artefatti.
Nello specifico:

  • i confini sono i limiti spazio-temporali del gioco;
  • le regole sono le leggi che governano il mondo;
  • e per finire, gli artefatti sono gli oggetti che popolano il mondo.

La creazione riguarda sostanzialmente lo spalancare la mente dei giocatori e di conseguenza moltiplicare le possibilità. Consiste per esempio nel mettere le persone in una stanza e le carte sul tavolo per far si che le idee e le informazioni fluiscano; è una sorta di Big-Bang, un’esplosione di idee e opportunità. Più idee vengono sviluppate in questa fase, più dovranno essere sgrezzate in quella successiva: non c’è spazio per il pensiero critico o scetticismi, la creazione è il luogo del pensiero libero, dei brainstorming, dell’energia e dell’ottimismo.

La parola chiave di questa fase è divergenza: si vuole ottenere la più ampia diffusione possibile di prospettive e popolare il mondo con numerose idee.

3. game design: Apertura

Un mondo è accessibile solamente a seguito di un accordo tra i giocatori. Per accedervi e accettare le condizioni è necessario comprendere i confini, le regole e gli artefatti del gioco, cosa rappresentano, il loro funzionamento.

4. game design: Esplorazione

Una volta ottenuta l’energia e dato il via al flusso di idee all’interno della stanza, sorge il bisogno di esplorare e sperimentare. Per intendersi, è il momento di mettersi lo zaino in spalla, di cercare percorsi e analogie, provare a vedere le cose vecchie in una nuova maniera, mettere in ordine le proprie idee, costruire e testare oggetti. La parola chiave dell’esplorazione è “emergere”: si vuole creare la condizione che permette l’inaspettato, la sorpresa e per l’appunto, l’emergere di cose mai viste.

Gli obiettivi sono una sorta di forza animata che guidano l’esplorazione: costituiscono la tensione essenziale che si posiziona tra la condizione iniziale e gli stadi desiderati. Gli obiettivi possono essere definiti in anticipo o durante il gioco dai giocatori stessi. Una volta che i giocatori hanno fatto il loro ingresso nel mondo, cercheranno di realizzare gli obiettivi rispettando i limiti del sistema: interagiranno con gli artefatti, proveranno a testare le loro idee e strategie, adattandosi alle condizioni mutevoli durante l’avanzamento del gioco, per raggiungere gli obiettivi prefissati.

5. game design: Chiusura

L’atto finale conduce alle soluzioni, attraverso decisioni, azioni e indicare i prossimi passi da muovere. È il momento in cui le idee si assestano e possono essere osservate in maniera critica e realistica. Non è possibile fare tutto o inseguire ogni opportunità emersa, bisogna quindi chiedersi: quali di queste sono le più promettenti? Dove si vogliono investire il tempo e le energie? La parola chiave della chiusura è “convergenza”: restringere il campo per selezionare le cose più promettenti per il futuro

Un gioco è finito quando l’obiettivo finale è stato raggiunto. Anche se il raggiungimento dell’obiettivo dà al giocatore un senso di gratificazione e di realizzazione personale, il fine reale è una chiusura “cerimoniale” dello spazio del gioco. Il punto centrale del gioco è il gioco stesso, l’esplorazione di uno spazio immaginario e le conseguenze causate dall’esplorazione.

La gamification è un mezzo che può aiutare a creare engagement verso gli stakeholders di un’azienda e a motivarli a sentirsi partecipi e completamente immersi per il raggiungimento di un determinato obiettivo.

Grazie Elisa! E’ stata una bella occasione per confrontarsi su qualcosa che entrambi amiamo.

E voi? Pronti a provare il game design?

Photo Credits Med Badr Chemmaoui on Unsplash.

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